Aumento stipendio docenti: quando sarà visibile in busta paga?

Aumento stipendio docenti in busta paga: quando arriva con il CCNL 2025-2027

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Aumento stipendio docenti in busta paga: quando si vede davvero?

L’aumento dello stipendio dei docenti in busta paga arriva con il CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027, firmato definitivamente all’ARAN il 1° luglio 2026.

Nel cedolino di agosto 2026 sarà visibile la quota di aumento già maturata, insieme agli arretrati. Non saranno ancora riconosciuti, però, i 143 euro lordi mensili complessivi, che rappresentano l’incremento medio a regime previsto dal 1° gennaio 2027.

Il contratto, quindi, non è più in fase di trattativa: è stato chiuso e firmato. Gli aumenti entreranno in busta paga gradualmente, perché decorrono attraverso tre scaglioni annuali. Vediamo cosa sarà pagato ad agosto, quale sarà l’importo a regime e come interpretare correttamente gli arretrati.

Cosa arriva ad agosto 2026 e cosa no?

Ad agosto 2026 NoiPA pagherà, attraverso un’emissione speciale, la quota di aumento già maturata e gli arretrati relativi al periodo compreso tra il 1° gennaio 2025 e il 30 giugno 2026.

Non saranno ancora corrisposti i 143 euro lordi complessivi. Questa cifra rappresenta infatti l’aumento medio previsto a regime, che sarà raggiunto soltanto dal 1° gennaio 2027, con l’applicazione dell’ultima tranche.

L’incremento mensile visibile ad agosto sarà quindi inferiore a 143 euro, perché non comprenderà ancora la quota relativa all’ultima annualità. Se l’aumento dovesse sembrare contenuto, sarà perché il cedolino mostrerà un valore intermedio e non quello definitivo.

Nello stipendio di agosto 2026 sarà visibile l’aumento mensile maturato con le tranche del 2025 e del 2026. Gli arretrati relativi al periodo dal 1° gennaio 2025 al 30 giugno 2026 saranno liquidati con un’emissione speciale, insieme alla quota relativa a luglio 2026.

L’aumento medio complessivo di 143 euro lordi mensili sarà raggiunto dal 1° gennaio 2027, con la terza tranche. Sempre a gennaio 2027 è previsto il pagamento di un importo una tantum di circa 110 euro lordi.

Aumenti a regime dal 1° gennaio 2027: 143 euro per i docenti e 107 euro per il personale ATA

Il CCNL 2025-2027 riconosce, a regime, un aumento medio di circa 143 euro lordi mensili per i docenti e di circa 107 euro lordi mensili per il personale ATA.

La precisazione “a regime” è fondamentale: l’incremento non viene applicato in un’unica soluzione, ma attraverso tre tranche con decorrenza dal 1° gennaio 2025, dal 1° gennaio 2026 e dal 1° gennaio 2027.

Le cifre cambiano in base al profilo professionale e all’anzianità di servizio. Un docente all’inizio della carriera riceverà un importo inferiore alla media, mentre chi si trova nelle fasce stipendiali più alte avrà un aumento maggiore. I 143 euro rappresentano quindi un valore medio e non una somma uguale per tutti.

Perché 143 euro è un importo medio?

L’aumento effettivo dipende dall’ordine di scuola nel quale si presta servizio — infanzia, primaria o secondaria — e dalla fascia di anzianità.

Chi possiede più anni di servizio riceve generalmente un incremento maggiore, mentre chi si trova all’inizio della carriera parte da una cifra più contenuta. Per conoscere l’importo esatto è necessario consultare le tabelle retributive ufficiali allegate al contratto.

Arretrati dello stipendio dei docenti: quanto spettano e come si calcolano?

Gli arretrati coprono la parte di aumento maturata e non ancora corrisposta tra il 1° gennaio 2025 e il 30 giugno 2026.

Secondo gli importi medi comunicati dal Ministero, si parla di circa 855 euro lordi per i docenti e di circa 633 euro lordi per il personale ATA. Le somme effettive possono variare sensibilmente in base al profilo professionale e all’anzianità di servizio.

Gli arretrati tengono conto dell’IVC, l’Indennità di Vacanza Contrattuale, già riconosciuta a partire dal 1° aprile 2025. Le somme già ricevute a questo titolo vengono sottratte dall’importo complessivo spettante.

Gli arretrati, quindi, non corrispondono all’intero aumento maturato, ma rappresentano il conguaglio tra quanto spettante in base al nuovo contratto e quanto già percepito attraverso l’IVC.

L’una tantum di gennaio 2027

Oltre agli aumenti stipendiali, l’articolo 7 del contratto prevede il pagamento di una somma una tantum di circa 110 euro lordi, prevista per gennaio 2027.

L’importo riguarda il personale in servizio nell’anno scolastico 2025/26. Ne hanno diritto i dipendenti a tempo indeterminato e il personale con contratto a tempo determinato annuale o fino al termine delle attività didattiche, nel rispetto dei requisiti e delle modalità stabiliti dal CCNL.

Personale ATA: aumenti e arretrati

Anche il personale ATA rientra nel CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027. Per questa categoria è previsto un aumento medio a regime di circa 107 euro lordi mensili dal 1° gennaio 2027, oltre ad arretrati medi di circa 633 euro lordi.

Gli importi cambiano in base al profilo professionale. Collaboratori scolastici, operatori, assistenti amministrativi e tecnici, funzionari e personale appartenente all’area delle elevate qualificazioni hanno infatti tabelle retributive differenti.

Ad agosto 2026 anche il personale ATA riceverà la quota di aumento già maturata e gli arretrati. L’importo completo sarà raggiunto con l’applicazione della tranche prevista per il 2027.

La somma una tantum di gennaio 2027 riguarderà anche il personale ATA in servizio durante l’anno scolastico 2025/26, nel rispetto delle condizioni previste dal contratto.

Perché l’aumento in busta paga può sembrare più basso?

La differenza tra le cifre annunciate e l’importo effettivamente visibile nel cedolino dipende principalmente da tre fattori.

Innanzitutto, gli importi comunicati sono lordi: dopo l’applicazione delle imposte e delle trattenute previdenziali, l’aumento netto risulta più basso.

Inoltre, fino al 1° gennaio 2027 non sarà applicata l’ultima tranche. Nei cedolini del 2026 sarà quindi visibile soltanto una parte dell’aumento complessivo.

Infine, una quota dell’incremento era già stata riconosciuta attraverso l’IVC. Il nuovo importo in busta paga corrisponderà pertanto alla differenza tra l’aumento previsto dal contratto e le somme già percepite.

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