Il CNDDU propone di superare la denominazione "docente di sostegno" con una formula che metta al centro accessibilità educativa e innovazione inclusiva, anziché fermarsi al solo cambio di etichetta.
Il CNDDU è il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, guidato dal presidente Romano Pesavento.
La proposta nasce in risposta a un disegno di legge già in discussione in Parlamento, che vuole ribattezzare il sostegno come "docente per l'inclusione". Secondo il CNDDU una nuova denominazione ha senso solo se accompagnata da una riforma vera del ruolo: diversamente, resta una scelta di facciata.
Qual è la proposta di legge che vuole cambiare il nome?
La proposta di legge che punta a rinominare il sostegno è un disegno presentato dalla Lega e ora all'esame della Commissione Cultura della Camera.
Il testo vuole sostituire la dicitura "docente di sostegno" con "docente per l'inclusione".
Secondo i proponenti, il nuovo nome valorizzerebbe e modernizzerebbe la figura, estendendone il raggio d'azione: non più solo gli alunni con disabilità ai sensi della legge 104/1992, ma anche gli studenti con Bisogni Educativi Speciali (BES). Su questo punto il CNDDU chiede chiarezza, perché allargare i compiti senza nuove risorse rischia di indebolire il servizio.
Perchè il CNDDU parla di operazione nominalistica?
Il CNDDU avverte che cambiare il nome del docente di sostegno senza interventi strutturali rischia di restare un'operazione puramente nominalistica.
La proposta, scrive l'associazione, è coerente con i principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ma senza una riflessione concreta sul ruolo del docente specializzato non produce inclusione reale.
Pesa anche l'invarianza finanziaria del provvedimento: la riforma non prevede nuove spese. Il CNDDU si chiede come si possa realizzare un cambiamento culturale e operativo senza investimenti, senza formazione continua e senza una presenza stabile e qualificata in ogni scuola.
Per l'associazione cambiare prospettiva significa anche cambiare le priorità politiche e destinare risorse.
Cosa chiede il CNDDU per l'inclusione reale?
Il CNDDU chiede di superare la logica dell'emergenza e di garantire una programmazione stabile del sostegno, con investimenti strutturali. Il nodo centrale, per l'associazione, è il continuo turnover dei docenti di sostegno, indicato come una delle principali criticità del sistema.
Tra le richieste c'è la continuità didattica, cioè un docente stabile all'interno della classe, condizione essenziale per la crescita dell'alunno e per un rapporto educativo solido. Il CNDDU denuncia inoltre un'erogazione del sostegno intermittente e frammentata e chiede più docenti specializzati, stabilizzazione dei precari e formazione continua.
Sul fronte dell'accessibilità, il CNDDU segnala che solo il 40% degli edifici scolastici sarebbe pienamente accessibile agli studenti con disabilità motoria, con segnali visivi per studenti sordi nel 16,5% delle scuole e mappe tattili per studenti ciechi o ipovedenti all'1,2%.
Domande frequenti
Come si chiamerà il docente di sostegno?
Al momento la denominazione ufficiale resta "docente di sostegno". In Parlamento è all'esame una proposta di legge della Lega che vuole rinominarlo "docente per l'inclusione", mentre il CNDDU propone una denominazione diversa, centrata su accessibilità educativa e innovazione inclusiva. Nessun cambio è ancora in vigore.
Cos'è il CNDDU?
Il CNDDU è il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, un'associazione di insegnanti guidata dal presidente Romano Pesavento. Interviene spesso nel dibattito su inclusione scolastica, diritti e ruolo del docente di sostegno.
Cosa critica il CNDDU della proposta di cambio nome?
Il CNDDU critica il rischio che il cambio di nome resti un'operazione nominalistica. Senza investimenti, formazione continua, stabilizzazione dei precari e continuità didattica, secondo l'associazione una nuova denominazione non produce inclusione reale. Pesa anche l'invarianza finanziaria del provvedimento, che non prevede nuove risorse.
Il docente di sostegno si occuperà anche dei BES?
La proposta di legge in discussione prevede che il "docente per l'inclusione" non segua solo gli alunni con disabilità ai sensi della legge 104/1992, ma anche gli studenti con Bisogni Educativi Speciali (BES). Il CNDDU chiede chiarezza, perché allargare i compiti senza nuove risorse rischia di indebolire il servizio.
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