Che cosa significa usare l’intelligenza artificiale nella didattica?
Usare l’intelligenza artificiale nella didattica quotidiana significa impiegare questi strumenti come supporto per preparare materiali, organizzare informazioni e ridurre il tempo dedicato alle attività ripetitive.
L’intelligenza artificiale può produrre una prima bozza di una verifica, semplificare un testo, proporre esercizi o riordinare degli appunti. Il docente deve però controllare il risultato prima di utilizzarlo.
La responsabilità educativa e professionale rimane sempre umana. L’IA può formulare una proposta, ma non deve sostituire il docente nelle decisioni che riguardano gli studenti, soprattutto quando incidono sulla valutazione, sull’orientamento o sul percorso scolastico.
Questo principio è presente nelle Linee guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle istituzioni scolastiche, adottate con il DM n. 166 del 9 agosto 2025. Il documento propone un utilizzo fondato sulla centralità della persona, sulla sicurezza, sull’equità e sulla tutela dei diritti. Le Linee guida sono disponibili sul sito del MIM.
A che cosa può servire concretamente l’IA a scuola?
Gli utilizzi più efficaci non sono necessariamente quelli più complessi. Nella maggior parte dei casi, l’intelligenza artificiale aiuta il docente a preparare una prima versione di un contenuto che dovrà poi essere rivisto.
Può essere utilizzata per:
- Preparare la struttura di una lezione.
- Creare domande ed esercizi.
- Semplificare o ampliare un testo.
- Adattare un contenuto a diversi livelli di difficoltà.
- Produrre esempi e analogie.
- Costruire una prima bozza di una griglia.
- Riordinare appunti.
- Sintetizzare documenti.
- Preparare comunicazioni prive di dati personali.
- Suggerire attività di recupero o approfondimento.
Il vantaggio principale riguarda la prima stesura. Il docente deve continuare a verificare la correttezza, l’adeguatezza didattica e la coerenza del materiale con gli obiettivi della classe.
Come usare l’IA per preparare una lezione
L’intelligenza artificiale può aiutare a organizzare una lezione partendo dall’argomento, dall’età degli studenti e dal tempo disponibile.
Il docente può chiedere, per esempio, di elaborare:
- Una scaletta di 50 minuti.
- Una domanda iniziale per attivare le conoscenze pregresse.
- Alcuni esempi collegati alla vita quotidiana.
- Un’attività individuale o di gruppo.
- Una breve verifica conclusiva.
- Un esercizio da assegnare a casa.
Il risultato non deve essere trasferito direttamente nel registro o presentato alla classe senza controllo.
Se l’IA cita fonti, studi, date o riferimenti normativi, il docente deve controllarli sui documenti originali. I modelli generativi possono produrre informazioni plausibili ma inesatte, comprese citazioni e bibliografie mai esistite.
Come preparare verifiche ed esercizi con l’IA
L’IA può creare una prima bozza di una verifica, ma il docente deve costruire e approvare la versione definitiva.
Può essere utile chiedere:
- Domande a risposta multipla.
- Quesiti aperti.
- Esercizi di completamento.
- Attività di collegamento.
- Problemi con difficoltà crescente.
- Domande di comprensione.
- Versioni differenti della stessa prova.
- Una possibile griglia di correzione.
È importante controllare che ogni domanda abbia una risposta corretta e non presenti formulazioni ambigue. Nei quesiti a scelta multipla bisogna verificare anche che non esistano due alternative ugualmente valide.
L’IA può inoltre costruire esercizi troppo facili, ripetitivi oppure non adatti al programma realmente svolto. La revisione del docente rimane quindi indispensabile.
Come personalizzare i materiali per livelli differenti
Uno degli impieghi più utili riguarda l’adattamento dello stesso contenuto a studenti con livelli diversi.
Partendo da un testo privo di dati personali, l’IA può:
- Semplificare il lessico.
- Ridurre la lunghezza delle frasi.
- Evidenziare le parole chiave.
- Preparare un glossario.
- Creare una sintesi.
- Organizzare le informazioni per una mappa concettuale.
- Elaborare esercizi di consolidamento.
- Proporre approfondimenti per gli studenti più avanzati.
Il docente può così creare più percorsi di accesso allo stesso argomento senza rinunciare agli obiettivi comuni della classe.
La personalizzazione non deve però trasformarsi in una decisione automatica sul percorso dell’alunno. L’IA può aiutare a preparare una risorsa, ma non deve stabilire autonomamente quale studente possa affrontare un determinato programma o quale livello gli debba essere assegnato.
Si può usare l’IA con studenti con BES o disabilità?
L’intelligenza artificiale può aiutare a rendere un materiale più accessibile, ma richiede una particolare attenzione alla protezione dei dati.
Il docente può chiedere di semplificare un testo o di trasformarlo in una sequenza di passaggi senza indicare il nome dell’alunno e senza riportare diagnosi, certificazioni o informazioni familiari.
Non bisogna inserire in un chatbot generico:
- Il nome dello studente.
- La diagnosi.
- Il contenuto della certificazione.
- Il Piano educativo individualizzato.
- Il Piano didattico personalizzato.
- Le osservazioni sul comportamento.
- Informazioni sanitarie o familiari.
- Dati che permettano di identificare indirettamente l’alunno.
Anche la semplice sostituzione del nome con le iniziali potrebbe non essere sufficiente se le altre informazioni permettono di riconoscere la persona.
È preferibile formulare una richiesta generale, come: “Semplifica questo testo per uno studente della scuola secondaria di primo grado che ha bisogno di frasi brevi e istruzioni suddivise in passaggi”.
L’intelligenza artificiale può correggere i compiti?
L’IA può aiutare il docente a individuare alcuni errori, confrontare un elaborato con una griglia o predisporre una prima proposta di feedback. Non dovrebbe però assumere da sola la decisione valutativa.
Un utilizzo prudente può prevedere tre passaggi:
- Il docente legge personalmente l’elaborato.
- L’IA viene eventualmente utilizzata per suggerire osservazioni o controllare determinati aspetti.
- Il docente verifica il suggerimento e formula il giudizio definitivo.
Il voto deve essere deciso dal docente, che deve saperlo spiegare attraverso criteri didattici comprensibili e verificabili.
Non ogni utilizzo dell’IA durante la correzione costituisce automaticamente un sistema ad alto rischio. La classificazione dipende dalla finalità e dal modo in cui il sistema viene impiegato. L’Allegato III dell’AI Act considera ad alto rischio, tra gli altri, i sistemi destinati a valutare i risultati dell’apprendimento quando questi risultati vengono utilizzati per orientare il percorso educativo dello studente.
Una semplice funzione che segnala errori grammaticali non coincide necessariamente con un sistema che decide il voto. Il rischio aumenta quando il risultato generato dall’IA produce conseguenze dirette sull’alunno.
Come usare l’IA per preparare un feedback formativo
Il feedback rappresenta un impiego utile quando rimane sotto il controllo del docente.
L’IA può proporre una formulazione più chiara o più costruttiva a partire da osservazioni già formulate, purché il testo sia stato privato di ogni dato personale.
Il docente potrebbe inserire una richiesta come:
“Trasforma queste osservazioni in un feedback chiaro e incoraggiante, indicando prima il punto di forza, poi l’errore da correggere e infine un esercizio di miglioramento”.
Prima di consegnare il commento allo studente, bisogna verificare che:
- Corrisponda realmente all’elaborato.
- Non attribuisca allo studente caratteristiche mai osservate.
- Non utilizzi un linguaggio svalutante.
- Non introduca errori.
- Rispetti i criteri della verifica.
- Non sostituisca il giudizio professionale.
Come usare l’IA per attività amministrative e burocratiche
L’intelligenza artificiale può ridurre il tempo necessario per riorganizzare appunti, preparare una traccia o semplificare un documento.
Può aiutare a:
- Preparare la struttura di un verbale.
- Riordinare appunti di una riunione.
- Sintetizzare una circolare.
- Elaborare una prima bozza di una relazione.
- Rendere più chiara una comunicazione.
- Creare uno schema da un documento complesso.
- Confrontare due versioni di un testo.
Anche questi utilizzi richiedono attenzione. Verbali, relazioni e comunicazioni possono contenere dati personali di studenti, famiglie e colleghi.
Prima di utilizzare uno strumento esterno bisogna eliminare nomi, indirizzi, recapiti, valutazioni, informazioni sanitarie e altri elementi identificativi. Se il documento deve conservare dati personali, occorre utilizzare esclusivamente strumenti autorizzati dalla scuola e configurati nel rispetto delle regole sulla protezione dei dati.
La sintesi di una circolare deve sempre essere confrontata con il documento originale. Una parola omessa può modificare una scadenza, un requisito o un’eccezione.
Quali dati non bisogna inserire in un chatbot?
Non bisogna considerare automaticamente riservato tutto ciò che viene scritto all’interno di uno strumento di IA.
Il trattamento dei dati dipende dal fornitore, dal contratto, dalle impostazioni dell’account e dalle modalità con cui il servizio utilizza o conserva le informazioni.
In uno strumento generico non autorizzato dalla scuola non dovrebbero essere inseriti:
- Nomi e cognomi.
- Indirizzi email.
- Numeri di telefono.
- Codici fiscali.
- Fotografie riconoscibili.
- Registrazioni della voce.
- Diagnosi e informazioni sanitarie.
- Situazioni familiari.
- Voti associati a studenti identificabili.
- Relazioni disciplinari.
- PEI, PDP e certificazioni.
- Elaborati contenenti informazioni personali.
- Credenziali e documenti riservati della scuola.
La rimozione del nome non rende sempre anonimo il contenuto. Bisogna eliminare anche i dettagli che, combinati tra loro, permettono di identificare indirettamente la persona.
Si può usare un account personale?
L’utilizzo di un account personale per svolgere attività scolastiche espone a maggiori rischi, soprattutto quando lo strumento non è stato valutato dall’istituto.
Prima di usare un’applicazione con gli studenti o per trattare materiali scolastici, il docente dovrebbe verificare:
- Se la scuola ha autorizzato lo strumento.
- Quale tipo di account deve essere utilizzato.
- Dove vengono conservati i dati.
- Se i contenuti vengono utilizzati per addestrare il sistema.
- Quali impostazioni di privacy risultano disponibili.
- Se esiste un contratto tra la scuola e il fornitore.
- Quali limiti di età prevede il servizio.
- Se è necessario coinvolgere le famiglie.
Un account istituzionale non rende automaticamente sicura qualsiasi applicazione. Lo strumento deve essere autorizzato e configurato correttamente.
Allo stesso modo, un consenso generico della famiglia non può rendere lecita qualsiasi forma di trattamento. La scuola deve individuare una base giuridica adeguata e rispettare i principi del GDPR.
L’IA può analizzare le emozioni degli studenti?
L’AI Act vieta l’impiego di sistemi che inferiscono le emozioni delle persone nei contesti scolastici attraverso dati biometrici, salvo le limitate eccezioni previste per motivi medici o di sicurezza.
Il divieto riguarda, per esempio, sistemi che analizzano volto, voce, gesti o postura per attribuire allo studente uno stato emotivo come noia, ansia, interesse o disattenzione.
Questa disposizione si applica dal 2 febbraio 2025, insieme alle altre pratiche vietate previste dall’articolo 5 del Regolamento UE 2024/1689.
Non bisogna però confondere il riconoscimento biometrico delle emozioni con qualsiasi attività nella quale uno studente dichiara volontariamente come si sente. Un questionario compilato direttamente dall’alunno non coincide automaticamente con un sistema che deduce le emozioni analizzando caratteristiche biometriche.
Rimangono comunque applicabili le regole sulla protezione dei dati, sui minori e sull’adeguatezza educativa dello strumento.
Quali pratiche sono vietate dall’AI Act?
Tra le pratiche vietate che possono assumere rilievo anche nel contesto scolastico rientrano:
- Le tecniche manipolative o ingannevoli capaci di compromettere le decisioni della persona e provocare un danno significativo.
- Lo sfruttamento delle vulnerabilità legate all’età, alla disabilità o a particolari condizioni sociali ed economiche.
- Alcune forme di punteggio sociale.
- L’inferenza delle emozioni attraverso dati biometrici nei luoghi di lavoro e nelle istituzioni scolastiche, salvo le eccezioni previste.
- Alcune forme di categorizzazione biometrica basate su dati particolarmente sensibili.
Queste attività non possono essere autorizzate semplicemente attraverso una liberatoria firmata dalle famiglie.
Quali sistemi scolastici sono considerati ad alto rischio?
L’Allegato III dell’AI Act comprende alcuni sistemi destinati a essere utilizzati nell’istruzione e nella formazione professionale.
Possono rientrare tra i sistemi ad alto rischio quelli utilizzati per:
- Determinare l’accesso o l’ammissione a un’istituzione scolastica.
- Assegnare una persona a un determinato percorso formativo.
- Valutare i risultati dell’apprendimento quando incidono sul percorso educativo.
- Stabilire il livello di istruzione che una persona potrà ricevere.
- Sorvegliare o rilevare comportamenti vietati durante le prove.
La classificazione dipende dalla finalità concreta del sistema. Non tutte le applicazioni impiegate a scuola diventano automaticamente ad alto rischio.
Uno strumento utilizzato per creare una prima bozza di una lezione non svolge la stessa funzione di un sistema che decide l’ammissione di uno studente o determina il suo percorso.
Quando si applicano gli obblighi per i sistemi ad alto rischio?
Il calendario europeo è stato modificato dal Regolamento UE 2026/1744, pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 24 luglio 2026 ed entrato in vigore il 27 luglio 2026.
Dopo la modifica:
- Gli obblighi del Capo III relativi ai sistemi ad alto rischio elencati nell’Allegato III si applicano dal 2 dicembre 2027.
- Gli obblighi per i sistemi ad alto rischio collegati ai prodotti regolamentati dell’Allegato I si applicano dal 2 agosto 2028.
Il rinvio non significa che fino a quelle date le scuole possano utilizzare liberamente qualsiasi sistema. Restano già applicabili il GDPR, le disposizioni nazionali, le pratiche vietate dell’AI Act e le regole sulla trasparenza entrate in applicazione secondo il calendario europeo.
Gli estremi del rinvio risultano ora confermati nel Regolamento UE 2026/1744: non si tratta più di una semplice proposta del pacchetto Digital Omnibus.
Che cosa è cambiato dal 2 agosto 2026?
Il 2 agosto 2026 ha rappresentato una tappa importante nell’applicazione generale dell’AI Act, ma non è la scadenza di un corso obbligatorio per tutti i docenti.
Da quella data sono diventate applicabili ulteriori parti del regolamento, comprese diverse disposizioni sulla trasparenza e sul sistema di vigilanza.
Gli obblighi specifici del Capo III per i sistemi scolastici ad alto rischio dell’Allegato III sono stati invece rinviati al 2 dicembre 2027 dal Regolamento UE 2026/1744.
Bisogna quindi distinguere:
- Le disposizioni già applicabili.
- Gli obblighi rinviati.
- Le indicazioni organizzative del MIM.
- Le politiche adottate dalla singola scuola.
- Le comunicazioni commerciali prive di valore normativo.
Esiste un corso obbligatorio sull’IA per tutti i docenti?
Non esiste una disposizione dell’AI Act che obblighi ogni docente a conseguire una specifica certificazione o a frequentare un corso identico entro il 2 agosto 2026.
L’articolo 4 del regolamento impone ai fornitori e a chi utilizza professionalmente sistemi di IA di adottare misure per garantire un livello sufficiente di alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale al personale e alle altre persone coinvolte nell’utilizzo dei sistemi.
Le misure devono tenere conto:
- Delle conoscenze tecniche possedute.
- Dell’esperienza.
- Del livello di istruzione e formazione.
- Del contesto nel quale il sistema viene utilizzato.
- Delle persone sulle quali il sistema può produrre effetti.
L’obbligo riguarda quindi l’organizzazione che introduce o utilizza sistemi di IA e deve essere calibrato sui ruoli effettivamente coinvolti. Non si traduce automaticamente nell’obbligo, per ogni dipendente della scuola, di acquistare un determinato corso.
L’articolo 4 dell’AI Act richiede una certificazione?
No. L’articolo 4 non stabilisce:
- Una durata minima del corso.
- Un programma uguale per tutti.
- Una certificazione obbligatoria.
- Uno specifico ente formatore.
- Un esame finale imposto a tutto il personale.
- Una scadenza commerciale entro la quale acquistare il corso.
La scuola può organizzare formazione, informazione, accompagnamento e procedure interne proporzionate agli strumenti utilizzati.
Un docente che impiega concretamente un sistema deve comprenderne almeno il funzionamento essenziale, i limiti, i rischi e le modalità di controllo dei risultati.
Non basta quindi sapere come formulare un prompt. Occorre conoscere anche le possibili allucinazioni, i bias, i rischi per la riservatezza e la necessità della supervisione umana.
Chi deve organizzare l’alfabetizzazione sull’IA?
L’obbligo non ricade soltanto sul singolo docente.
La scuola, quando introduce o autorizza sistemi di IA, deve organizzare una governance adeguata. Il dirigente scolastico deve assicurare che le persone coinvolte possiedano competenze proporzionate al loro ruolo e al livello di rischio dello strumento.
La formazione potrebbe quindi essere diversa per:
- I docenti che utilizzano l’IA per preparare materiali.
- Il personale amministrativo.
- L’animatore digitale.
- Il personale che supervisiona sistemi più complessi.
- Chi gestisce dati personali.
- Chi utilizza sistemi capaci di incidere sugli studenti.
- Il personale che non usa direttamente strumenti di IA.
Non tutti hanno bisogno dello stesso livello di preparazione, ma chi utilizza uno strumento deve conoscerne almeno i rischi essenziali.
Che cosa deve controllare il docente prima di usare uno strumento?
Prima di introdurre un’applicazione nella didattica è opportuno verificare:
- Se la scuola ha autorizzato lo strumento.
- Quale finalità educativa viene perseguita.
- Se è davvero necessario trattare dati personali.
- Se esiste una soluzione meno invasiva.
- Quali dati vengono raccolti.
- Dove vengono conservati.
- Per quanto tempo vengono mantenuti.
- Se vengono utilizzati per addestrare il sistema.
- Se lo strumento prevede limiti di età.
- Se produce decisioni o soltanto suggerimenti.
- Se il docente può controllare e modificare il risultato.
- Come spiegare l’utilizzo agli studenti e alle famiglie.
Se queste informazioni non sono disponibili, è prudente non utilizzare lo strumento con dati reali o direttamente con gli studenti.
Come insegnare agli studenti a usare l’IA
L’educazione all’intelligenza artificiale non dovrebbe limitarsi alla scrittura dei prompt.
Gli studenti devono imparare a:
- Verificare le informazioni.
- Cercare la fonte originale.
- Riconoscere una risposta incerta.
- Individuare stereotipi e distorsioni.
- Proteggere i propri dati.
- Dichiarare quando hanno utilizzato l’IA.
- Distinguere il supporto dalla sostituzione del lavoro personale.
- Confrontare più fonti.
- Rielaborare criticamente il risultato.
- Assumersi la responsabilità del contenuto consegnato.
La scuola dovrebbe chiarire in quali attività l’IA è ammessa, quando deve essere dichiarata e quali utilizzi costituiscono una violazione delle regole.
Un divieto assoluto difficilmente costruisce competenze. Allo stesso tempo, consentire qualsiasi utilizzo senza criteri rende più difficile valutare ciò che lo studente ha realmente appreso.
Come cambiano verifiche e compiti con l’IA?
La diffusione dell’IA rende necessario ripensare alcune consegne.
Un compito basato soltanto sulla produzione di un testo generico può essere svolto facilmente da un chatbot. È quindi utile richiedere anche:
- Il ragionamento seguito.
- Le fonti consultate.
- Una riflessione personale.
- Il confronto tra diverse soluzioni.
- Una breve discussione orale.
- La revisione di un testo generato dall’IA.
- L’individuazione degli errori presenti nella risposta automatica.
- La documentazione delle fasi del lavoro.
L’obiettivo non deve essere soltanto capire se lo studente abbia usato l’IA, ma verificare se abbia compreso, controllato e rielaborato il contenuto.
I rilevatori automatici di testi generati dall’intelligenza artificiale non devono essere considerati prove certe. Possono produrre falsi positivi e attribuire erroneamente a un sistema automatico un testo scritto dallo studente.
Un esempio di prompt sicuro per preparare una lezione
Un docente potrebbe utilizzare una richiesta come questa:
“Prepara una scaletta per una lezione di 50 minuti sulla fotosintesi, destinata a una classe seconda della scuola secondaria di primo grado. Inserisci una domanda iniziale, una spiegazione con un esempio quotidiano, un’attività a coppie e cinque domande finali. Non inventare fonti e segnala gli aspetti che richiedono una verifica del docente”.
Il prompt non contiene dati personali e chiede esplicitamente di distinguere le informazioni da controllare.
Il docente dovrà comunque verificare tutto il materiale prima di utilizzarlo.
Un esempio di prompt per semplificare un testo
Per rendere più accessibile un contenuto si può scrivere:
“Riscrivi questo testo con frasi brevi, lessico concreto e un solo concetto per frase. Mantieni tutte le informazioni essenziali, spiega le parole difficili in un glossario finale e non aggiungere dati che non compaiono nell’originale”.
Non è necessario indicare il nome dello studente o la sua diagnosi.
Un esempio di prompt per controllare una verifica
Il docente può chiedere:
“Controlla questa verifica e segnala eventuali domande ambigue, risposte multiple ugualmente corrette, errori nei dati e contenuti non coerenti con gli obiettivi indicati. Non assegnare voti e non modificare direttamente il testo”.
In questo modo, l’IA svolge una funzione di supporto e il docente conserva il controllo sulla prova.
Da dove partire per usare l’IA in sicurezza?
Il punto di partenza non dovrebbe essere la scelta del chatbot, ma la verifica delle regole adottate dall’istituto.
Prima di iniziare, conviene chiedere se la scuola dispone di:
- Una policy sull’intelligenza artificiale.
- Un regolamento per studenti e personale.
- Strumenti autorizzati.
- Account istituzionali.
- Indicazioni sulla protezione dei dati.
- Una procedura per valutare nuove applicazioni.
- Attività di formazione.
- Regole per dichiarare l’utilizzo dell’IA nei compiti.
Successivamente è preferibile scegliere una sola attività a basso rischio, come la creazione della prima bozza di una lezione o la semplificazione di un testo privo di dati personali.
Dopo alcune settimane sarà possibile valutare se lo strumento ha prodotto un reale risparmio di tempo e quali errori si sono presentati più spesso.
Si può acquistare un corso sull’IA con la Carta del docente?
Sì. Le attività di formazione e aggiornamento professionale rientrano tra le spese ammesse dalla Carta del docente, purché il corso e il soggetto erogatore rispettino le condizioni previste.
Per l’anno scolastico 2025/2026, il MIM ha fissato l’importo della Carta in 383 euro. L’acquisto di un corso rimane però una scelta formativa e non dimostra, da solo, l’esistenza di un obbligo generalizzato imposto dall’AI Act.
Prima di procedere è opportuno verificare direttamente sulla piattaforma ufficiale:
- Il credito disponibile.
- L’anno scolastico di riferimento.
- La data di scadenza.
- L’ammissibilità del corso.
- Le condizioni previste per la propria tipologia di contratto.
Le scadenze non devono essere ricavate da messaggi commerciali, perché possono variare in base all’annualità e alla categoria del beneficiario. Il MIM ha confermato l’importo di 383 euro con l’attivazione della Carta 2025/2026.
Domande frequenti sull’intelligenza artificiale nella didattica
Posso usare l’IA per preparare una verifica?
Sì. Può essere utilizzata per produrre una prima bozza di domande ed esercizi. Il docente deve controllare ogni quesito, verificare le risposte e approvare personalmente la versione da somministrare.
Posso usare direttamente il voto proposto dall’IA?
No. Il docente deve leggere l’elaborato, applicare criteri trasparenti e decidere personalmente il voto. L’IA può offrire un suggerimento, ma non deve sostituire la valutazione professionale.
Qualsiasi correzione automatica è considerata ad alto rischio?
No. La classificazione dipende dalla finalità dello strumento e dalle conseguenze del risultato. Un correttore grammaticale non coincide automaticamente con un sistema che valuta l’apprendimento e determina il percorso dello studente.
Posso inserire un PEI o un PDP in un chatbot?
Non in uno strumento generico scelto autonomamente. PEI e PDP contengono dati personali e spesso informazioni sanitarie. Devono essere trattati soltanto attraverso strumenti autorizzati e nel rispetto delle indicazioni della scuola.
Posso usare il nome dello studente nel prompt?
È preferibile evitarlo. Per preparare un’attività didattica non è normalmente necessario indicare l’identità dell’alunno. La richiesta deve essere formulata in modo generale e privo di dettagli identificativi.
L’IA può stabilire se uno studente è attento?
Non attraverso l’analisi biometrica di volto, voce, gesti o postura. L’AI Act vieta nei contesti scolastici i sistemi destinati a inferire le emozioni attraverso dati biometrici, salvo limitate eccezioni mediche o di sicurezza.
Tutti i docenti devono completare un corso entro il 2 agosto 2026?
No. L’AI Act non impone a tutti i docenti un corso uniforme, una certificazione specifica o una durata prestabilita. La scuola deve garantire un livello di alfabetizzazione adeguato alle persone che utilizzano o supervisionano sistemi di IA.
Un account istituzionale rende sicuro qualsiasi chatbot?
No. L’account istituzionale rappresenta soltanto uno degli elementi da controllare. Anche lo strumento deve essere autorizzato, configurato correttamente e utilizzato per una finalità compatibile con le regole della scuola.
Posso usare l’IA per sintetizzare una circolare?
Sì, purché il documento non contenga dati riservati oppure venga elaborato attraverso uno strumento autorizzato. La sintesi deve sempre essere confrontata con il testo originale, soprattutto per date, requisiti ed eccezioni.
Gli obblighi per i sistemi scolastici ad alto rischio sono già applicabili?
Gli obblighi del Capo III relativi ai sistemi dell’Allegato III sono stati rinviati al 2 dicembre 2027 dal Regolamento UE 2026/1744. Restano però già applicabili le altre norme pertinenti, comprese quelle sulla protezione dei dati e sulle pratiche vietate.
Posso pagare un corso sull’IA con la Carta del docente?
Sì, se il corso rientra tra le attività di formazione ammesse e rispetta le condizioni previste dalla piattaforma. L’acquisto non è però obbligatorio per il solo fatto che l’AI Act richieda un’adeguata alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale.
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