Rimborso trasporto commissari esame: cosa spetta davvero

Rimborso trasporto commissari esame: cosa spetta davvero

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Ai commissari d’esame spetta il rimborso del trasporto urbano?

No, la normativa non prevede un rimborso separato per le spese di trasporto urbano sostenute dai commissari degli esami di Stato.

Il compenso riconosciuto è omnicomprensivo: questo significa che include già l’attività svolta e la quota legata alla trasferta. Di conseguenza, non sono previsti importi aggiuntivi per il biglietto dell’autobus, della metropolitana o del tram utilizzato per raggiungere la sede d’esame.

Vediamo quindi cosa prevede davvero la normativa, come si calcola la trasferta, quali spese restano escluse e perché gli importi sono ancora fermi.

Come si compone il compenso dei commissari agli esami di Stato?

Il compenso dei commissari degli esami di Stato si divide in due parti: una quota legata al ruolo ricoperto e una quota legata alla trasferta.

Gli importi sono stabiliti dal decreto interministeriale del 24 maggio 2007, che ancora oggi rappresenta il riferimento per il pagamento dei compensi.

La quota legata al ruolo è pari a 911 euro lordi per il commissario esterno, 399 euro per il commissario interno e 1.249 euro per il presidente di commissione.

A questa cifra si aggiunge la quota di trasferta, calcolata in base al tempo necessario per raggiungere la scuola sede d’esame partendo dalla propria residenza o dalla sede di servizio.

Un punto spesso frainteso riguarda proprio la natura del compenso: si tratta di un importo omnicomprensivo. Non si somma quindi a rimborsi chilometrici, rimborsi per il carburante, biglietti del treno o spese per mezzi urbani.

La parte relativa alla trasferta, inoltre, segue specifiche regole fiscali. In particolare, viene generalmente considerata imponibile solo per la quota che supera la soglia giornaliera prevista dalla normativa fiscale di riferimento.

Come si calcola la quota di trasferta?

La quota di trasferta non si calcola sulle spese realmente sostenute dal commissario, ma sul tempo di percorrenza con i mezzi di linea extraurbani più veloci, secondo gli orari ufficiali.

Questo significa che non conta il mezzo effettivamente utilizzato. Non rileva, ad esempio, se il commissario raggiunge la sede con l’auto privata, con il treno, con un autobus urbano o con più mezzi combinati. Conta invece il tempo di viaggio teorico previsto dai collegamenti extraurbani più rapidi.

Gli importi previsti dal DM 24 maggio 2007 sono organizzati in quattro fasce:

Tempo di percorrenzaQuota di trasferta
Fino a 30 minuti171 euro
Da 31 a 60 minuti568 euro
Da 61 a 100 minuti908 euro
Oltre 100 minuti2.270 euro

Questi importi si aggiungono alla quota prevista per il ruolo svolto.

Un commissario esterno assegnato a una sede vicina, ad esempio, percepisce 911 euro lordi come quota per il ruolo, più 171 euro di trasferta se rientra nella prima fascia. Chi invece deve affrontare un tragitto più lungo può rientrare nelle fasce superiori.

Perché il trasporto urbano non viene considerato?

Il trasporto urbano non rientra nel calcolo perché la normativa prende in considerazione solo i mezzi di linea extraurbani più veloci necessari per raggiungere la sede d’esame.

Restano quindi esclusi i tempi legati agli spostamenti interni alla città, ai trasbordi, alle coincidenze, alle attese, agli eventuali ritardi e ai mezzi urbani come autobus cittadini, metro o tram.

In pratica, se per arrivare alla scuola il commissario deve prendere due autobus urbani, cambiare linea della metropolitana o attendere una coincidenza, questi minuti non fanno aumentare la fascia di trasferta.

È proprio questo uno degli aspetti più contestati. Chi vive o lavora in una grande città può impiegare molto tempo per raggiungere la sede d’esame usando i mezzi urbani, ma quel tempo non viene riconosciuto ai fini del calcolo della trasferta.

Perché i commissari protestano sui compensi della maturità?

Le proteste nascono soprattutto dal fatto che i compensi sono fermi al 2007. Da allora sono passati quasi vent’anni, ma gli importi non hanno ricevuto un adeguamento all’inflazione o al costo della vita.

Nel frattempo, il lavoro delle commissioni resta impegnativo: riunioni preliminari, prove scritte, colloqui orali, correzioni, valutazioni, adempimenti amministrativi e verbalizzazioni richiedono tempo e responsabilità.

Sindacati e associazioni di categoria chiedono da tempo una revisione degli importi, ma al momento non risulta ancora approvato un nuovo provvedimento che modifichi il sistema dei compensi.

Di conseguenza, anche per la maturità 2026 il quadro resta quello fissato dal decreto del 2007: compenso omnicomprensivo, quota di trasferta calcolata per fasce e nessun rimborso separato per il trasporto urbano.

Domande frequenti

I commissari d’esame hanno diritto al rimborso delle spese di trasporto urbano?

No. Il compenso previsto per i commissari degli esami di Stato è omnicomprensivo e non prevede un rimborso separato per autobus, metro o tram cittadini. La quota di trasferta si calcola solo sul tempo di percorrenza con i mezzi extraurbani più veloci.

Quanto guadagna un commissario esterno alla maturità 2026?

Un commissario esterno percepisce 911 euro lordi come quota legata al ruolo, a cui si aggiunge la quota di trasferta. Quest’ultima varia in base al tempo di percorrenza e può andare da 171 euro fino a 2.270 euro.

Quanto guadagnano commissario interno e presidente di commissione?

Il commissario interno percepisce 399 euro, mentre il presidente di commissione percepisce 1.249 euro. Anche in questi casi può aggiungersi la quota di trasferta, se prevista in base alla sede assegnata.

Come si calcola la trasferta dei commissari agli esami di Stato?

La trasferta si calcola sul tempo di viaggio con i mezzi di linea extraurbani più veloci, secondo gli orari ufficiali. Non si basa sulle spese effettivamente sostenute dal commissario. Le fasce previste sono quattro: fino a 30 minuti, da 31 a 60 minuti, da 61 a 100 minuti e oltre 100 minuti.

Perché i compensi dei commissari sono considerati bassi?

Perché gli importi sono fermi al decreto interministeriale del 24 maggio 2007 e non sono stati adeguati all’aumento del costo della vita. Le richieste di aggiornamento ci sono, ma finora non hanno portato a una modifica effettiva della normativa.

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