Diventare insegnanti, Bianchi: “Laurearsi non significa saper insegnare”

Diventare insegnanti, Bianchi: “Laurearsi non significa saper insegnare”
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Il Ministro dell’Istruzione ha parlato alla Camera sul problema della mancanza di laureati STEM in Italia.

Si può parlare di un’emergenza nazionale?

Perché mancano i laureati in questo settore?

Diventare insegnanti: mancano laureati

Il Ministro Bianchi parla alla Camera:

“Due anni fa il Presidente Macron dichiarò la matematica un’emergenza nazionale per la Francia. Io non voglio fare la stessa cosa per il nostro Paese, però siamo lì.”

Fonte: OrizzonteScuola

È con queste parole che Patrizio Bianchi anticipa il discorso sul tema insegnanti in Italia: potrebbe essere un’emergenza nazionale.

Nello specifico il Ministro si sofferma sull’insegnamento della matematica: “Io posso anche dire e conclamare il bisogno di docenti di matematica, ma se la gente non si laurea in matematica…“.

Che cosa sta succedendo nel nostro Paese?

Solo un problema di genere?

Il Ministro dell’Istruzione ha sottolineato l’importanza della collaborazione con l’Accademia Nazionale dei Lincei.

Con tale Istituzione, infatti, Bianchi evidenzia un progetto che riguarda il problema di genere: come si posso incentivare le giovani donne a studiare le materie scientifiche?

Per il Ministro, però, non si può parlare solo della carenza di donne nell’insegnamento di queste materie.

Il nodo più importante riguarda la formazione del personale: nei corsi di Laurea delle Università italiane mancano discipline che illustrano l’arte di saper insegnare.

Quindi: come si formano delle persone al fine di svolgere il ruolo dell’insegnante?

Bianchi dice:

Non è detto che un giovine o una giovine che si laureano in matematica o letteratura poi la sappiano insegnare. Bisogna porre enfasi su come si insegnano le discipline. Questo in Italia non c’è: non esistono corsi di Laurea di questo tipo. Non ci sono percorsi specifici su come si insegna la matematica, l’italiano o la fisica.

Fonte: OrizzonteScuola

Il Ministro dichiara pronto un piano di operatività.

Quali sono le Classi di Concorso più richieste?

Sempre restando in tema, vogliamo ora soffermarci su quali siano le Classi di Concorso più richieste dagli istituti.

Dal momento che in questo periodo storico gli istituti stanno ricercando urgentemente docenti (anche laureandi, non ancora in possesso del titolo) che vadano a ricoprire le numerose cattedre scoperte, vogliamo darti qualche informazione in più su quali siano le Classi di Concorso più richieste.

Generalmente, le CdC più richieste sono quelle più rare
(ovvero: quelle che riguardano le materie scientifiche).

È accaduto recentemente, infatti, che le scuole convocassero direttamente i laureandi triennali,
ancora studenti di queste materie.

È il caso di Lorenzo, del quale ti abbiamo già parlato in precedenti articoli: laureando triennale in Matematica, a soli 22 anni è riuscito ad ottenere una convocazione da ben due scuole, dopo un solo mese dall’invio della sua domanda di Messa a Disposizione (leggi la storia di Lorenzo qui).

Che le Classi di Concorso in materie scientifiche siano molto richieste dagli istituti è ormai risaputo.

Ma vediamo adesso per quali altre Classi di Concorso potresti ottenere subito un incarico di supplenza.

Le Classi di Concorso per le quali potresti ricevere subito una chiamata, sono le seguenti:

  • A12 – Discipline letterarie negli istituti di istruzione secondaria di II grado;
  • La A20 – Fisica;
  • A22 – Italiano, storia, geografia, nella scuola secondaria di I grado;
  • La A26 – Matematica.
  • E la A28 – Matematica e Scienze.

La situazione attuale vede le scuole alla continua ricerca di personale docente che vada a ricoprire le cattedre vacanti.
E ce ne sono molte, dal momento che tanti sono i docenti in quarantena e altrettanti quelli che sono stati sospesi, a causa della restrizione del Green Pass.

Se hai una di queste Classi di Concorso il consiglio che ti diamo è questo:
affrettati a candidarti nelle scuole.

Una convocazione può essere dietro l’angolo per te.

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Photo credit: pexels.com